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Si è chiuso Origin – The Startup Hub, il Future Hub dedicato all’ecosistema startup all’interno di Rome Future Week 2026, ospitato in Zest Hub e realizzato in collaborazione con NEEDS Startup Association, Zest e Sistema Invitalia Startup e Scai Comunicazione.
Il 22 e 23 settembre, più di 800 persone tra founder, startup, investitori, corporate, università, istituzioni e professionisti, hanno partecipato a due giornate ricche di panel, workshop, pitch e momenti di networking, mettendo a confronto esperienze e prospettive diverse sul modo in cui innovazione, capitale, competenze e imprese possono contribuire alla crescita dell’ecosistema.
Tra i numerosi appuntamenti, tre panel con la partecipazione di esponenti di Zest hanno affrontato alcune questioni centrali: come costruire ecosistemi più efficaci, come trasformare ricerca e talento in impresa e come portare l’Open Innovation dalla sperimentazione all’adozione.
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Il panel “Ecosistemi a confronto: Roma vs Torino” ha messo a confronto due territori con caratteristiche e vocazioni differenti, partendo da una premessa precisa: non si tratta di stabilire quale ecosistema sia più avanzato, ma di capire come tessuti produttivi, priorità e specificità territoriali influenzino i modelli di innovazione.
Ne hanno discusso Davide Canavesio, CEO OGR Torino, Marco Gay, Presidente Unione Industriali Torino, Marco Giovannini, Presidente Zest, Vittoria Carli, Vice Presidente Unindustria, e Luciano De Propris, Head of Open Innovation ELIS, con la moderazione di Laura Pellegri, Head of Communication and Institutional Relations Zest.
Dal confronto è emerso un elemento comune: la crescita di un ecosistema non dipende soltanto dal numero di startup o dalla capacità di attrarre capitali, ma dalla possibilità di trasformare le connessioni tra startup, imprese, PMI e istituzioni in progettualità concrete.
Le differenze tra territori possono quindi diventare un elemento di valore, quando vengono lette non in termini di maggiore o minore maturità, ma come espressione di vocazioni e bisogni differenti. In questo scenario, l’Open Innovation può rappresentare uno degli strumenti per avvicinare questi mondi e favorire il passaggio dall’incontro alla collaborazione.
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Quanto è pronta l’università a diventare un motore di startup? È stata questa la domanda al centro del panel “L’università è pronta a diventare un motore di startup?”, moderato da Michela Aliazzo, Delivery & Execution Lead Zest, con Andrea Dal Piaz, Director Dock, Sabrina Lucibello, Director Sapienza Innovation and Entrepreneurship Hub – SIEH, e Silvia Baiocco, Ricercatrice in Management dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e Director Start Cup Lazio.
Il confronto ha evidenziato che il passaggio dalla ricerca all’impresa non si risolve semplicemente aumentando il numero di programmi dedicati alle startup. Il primo elemento da costruire è un terreno favorevole alla nascita dell’imprenditorialità, capace di far emergere talenti e aiutare studenti e ricercatori a considerare l’imprenditorialità come una possibile evoluzione delle proprie competenze.
Ma anche quando il talento emerge, il percorso non è completo. Servono formazione, strumenti, risorse, accompagnamento e accesso al mercato.
Da qui il tema della filiera: l’università può generare conoscenza e talento, ma non può da sola coprire tutte le fasi che portano una tecnologia o un'idea al mercato. Servono soggetti capaci di accompagnare la validazione, costruire competenze e team complementari, facilitare il rapporto con le imprese e sostenere finanziariamente la crescita.
È proprio nella continuità tra queste fasi che si gioca una parte importante della capacità di trasformare ricerca e talento in innovazione e impresa.
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Il terzo confronto, “Open Innovation: come le grandi aziende gemmano innovazione”, ha affrontato il rapporto tra corporate, startup e investitori.
Al panel hanno partecipato Mattia Voltaggio, Head of Eni Joule, Paolo Licata, CEO Clover Venture, Andrea Chiappetta, Head of Innovation Technology ITA Airways, e Radiosa Romani, Innovation Manager & Head of Ecosystem Development IT di Zest, con la moderazione di Antonella Coppotelli, Responsabile Area Marketing & PR Money.it.
Uno dei concetti emersi dal confronto riguarda il modo stesso di impostare l’Open Innovation: non partire dalla startup, ma dal problema.
Prima dello scouting è necessario definire quale bisogno concreto l’azienda vuole affrontare, chi ne è responsabile internamente e quale risultato si vuole ottenere. Solo a quel punto la ricerca di una soluzione esterna può diventare realmente efficace.
Ma trovare la soluzione non basta. Corporate, startup, PMI, ricerca e partner industriali hanno spesso linguaggi, tempi e modalità operative differenti. Per questo l’Open Innovation richiede anche un lavoro di orchestrazione della collaborazione, che accompagni il percorso dal matching alla sperimentazione.
In questa prospettiva, il PoC non è il risultato finale: serve a produrre evidenze e arrivare a una decisione. Capire che una soluzione funziona, che può essere adottata e scalata, oppure che non è la strada giusta, significa comunque aver trasformato una sperimentazione in una scelta consapevole.
È qui che si inserisce il ruolo di Zest come abilitatore dell’Open Innovation: creare le condizioni perché l’innovazione possa essere testata, adottata e scalata, mettendo in relazione esigenze concrete delle imprese e soluzioni sviluppate dall’ecosistema.
È un viaggio lungo. Trovate un compagno di viaggio
La seconda giornata di Origin – The Startup Hub si è aperta con un messaggio rivolto a chi ogni giorno costruisce nuove imprese: “È un viaggio lungo. Trovate un compagno di viaggio e oggi siete qui per questo”.
A condividerlo è stato Gabriele Ronchini, CEO di Zest Investments, durante l’Opening Session del 23 settembre, insieme a Vittorio Verardi, Presidente di NEEDS Startup Association, Silvia Favulli, Program Manager di Rome Future Week, e Alberto Luna, Founder di The Growth Lab.
Per una startup, trovare un investitore, una persona da integrare nel team o una corporate interessata alla propria soluzione significa anche scegliere chi potrà accompagnare l’impresa nelle diverse fasi della sua crescita. Un percorso lungo, che richiede visione condivisa, fiducia e la capacità di costruire relazioni che vadano oltre il singolo progetto o il risultato immediato.
È anche da questa prospettiva che Zest interpreta il proprio ruolo nell’ecosistema: affiancare startup e imprese nel tempo, mettendo in relazione persone, competenze, capitali e opportunità per trasformare il potenziale in crescita.
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Accanto ai panel, Origin ha portato in Zest Hub workshop, startup pitch, momenti di networking e l’Ecosystem Meetup by Zest, con oltre 150 partecipanti, un format realizzato anche grazie ai partner Tot. TaxCoach RFW Eleventh Step TAG creando occasioni di confronto tra persone e organizzazioni che operano ogni giorno nell’innovazione.
Le due giornate hanno mostrato tre aspetti diversi ma strettamente collegati: la necessità di costruire ecosistemi territoriali capaci di collaborare, l’importanza di una filiera che trasformi ricerca e talento in impresa e il bisogno di un’Open Innovation orientata a problemi concreti, sperimentazione e adozione.
È anche in questa capacità di mettere in relazione mondi diversi che trova spazio il ruolo di Zest: accompagnare startup e imprese nei percorsi di innovazione, dall’idea alla crescita, dalla sperimentazione al mercato.
Origin si chiude con due giornate di confronto e partecipazione, ma lascia aperte le conversazioni, le collaborazioni e le opportunità nate all’interno dell’ecosistema.