Rubrica di open innovation

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Beyond the Curve

Rigenerare i territori attraverso l'Open Innovation: costruire ecosistemi di opportunità dove sembrano mancare

Dalle periferie urbane ai Paesi emergenti, l'Open Innovation si conferma uno strumento efficace per costruire ecosistemi collaborativi, generare opportunità e attivare percorsi di rigenerazione economica e sociale.

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Negli ultimi anni l'innovazione è stata raccontata prevalentemente attraverso le storie dei grandi hub tecnologici, delle startup ad alta crescita e dei distretti industriali più avanzati. Eppure, alcune delle sfide più rilevanti del nostro tempo si giocano lontano dai principali centri dell'innovazione: nelle periferie urbane, nelle aree interne, nei territori caratterizzati da fragilità economiche e sociali. 

In questi contesti, il vero limite non è quasi mai la mancanza di talento. Piuttosto, è la scarsità di connessioni, opportunità e accesso agli ecosistemi capaci di generare sviluppo. 

È proprio qui che l'Open Innovation può esprimere una delle sue funzioni più interessanti e meno raccontate. 

Se tradizionalmente il paradigma dell'innovazione aperta è stato associato alla collaborazione tra grandi imprese, startup e centri di ricerca, oggi il suo significato si sta ampliando. Le organizzazioni internazionali che si occupano di sviluppo territoriale, dall'OECD alla Commissione Europea, evidenziano sempre più spesso come la capacità innovativa di un territorio dipenda dalla qualità delle relazioni tra istituzioni, università, imprese, organizzazioni civiche e comunità locali. L'attenzione si sta progressivamente spostando dai singoli attori agli ecosistemi e dalle tecnologie alle connessioni che permettono alle idee di trasformarsi in opportunità. 

In una precedente edizione di questa newsletter abbiamo raccontato il ruolo dell'Open Innovation nei Paesi in via di sviluppo, evidenziando come i modelli aperti di collaborazione possano contribuire a superare limiti strutturali legati alla scarsità di risorse, favorendo la circolazione di conoscenze, competenze e opportunità. 

Se osserviamo le dinamiche che caratterizzano molti territori fragili, emergono sfide sorprendentemente simili: frammentazione degli attori, difficoltà di accesso ai network professionali, limitate occasioni di sperimentazione e una ridotta capacità di attrarre investimenti e talenti. 

In entrambi i casi, l'Open Innovation si rivela efficace perché consente di mettere in comune risorse che, prese singolarmente, non sarebbero sufficienti a generare cambiamento. L'innovazione diventa così un processo collettivo, capace di ridurre distanze economiche, sociali e culturali attraverso la costruzione di reti collaborative. 

Questa prospettiva trova solide basi anche nella letteratura internazionale. Henry Chesbrough, padre del concetto di Open Innovation, ha mostrato come il valore emerga dalla capacità di combinare conoscenze provenienti da soggetti diversi. Più recentemente, studi sull'innovazione territoriale e sulle cosiddette place-based innovation policies hanno evidenziato come i processi di sviluppo producano risultati più significativi quando valorizzano le specificità economiche, sociali e culturali dei territori anziché replicare modelli standardizzati. 

In altre parole, l'innovazione funziona quando parte dai luoghi e dalle persone che li abitano. 

L'Open Innovation sta diventando un'infrastruttura di sviluppo, non solo un modello manageriale.

Dall'innovazione tecnologica all'innovazione territoriale

Parlare di innovazione nei territori fragili significa innanzitutto superare una visione esclusivamente tecnologica dello sviluppo. 

La rigenerazione di un territorio non coincide soltanto con la riqualificazione urbana, l'attrazione di investimenti o l'introduzione di nuove tecnologie. Significa anche rigenerare competenze, fiducia, partecipazione e capacità di immaginare il futuro. 

In molti contesti caratterizzati da fragilità economica e sociale, infatti, la risorsa più scarsa non è il capitale finanziario, ma la percezione stessa delle opportunità. 

Per questo motivo l'innovazione può assumere il ruolo di infrastruttura sociale: uno strumento capace di creare connessioni tra persone, organizzazioni e comunità che altrimenti rimarrebbero isolate. 

Le esperienze più interessanti che osserviamo oggi nascono proprio quando soggetti differenti smettono di operare in modo verticale e iniziano a costruire piattaforme condivise di sviluppo territoriale. 

Costruire ecosistemi: il caso Caivano Next Academy 

Un esempio significativo di questa evoluzione è rappresentato dalla Caivano Next Academy. 

L'iniziativa nasce dall'incontro tra istituzioni, Università degli Studi di Napoli Federico II, imprese e territorio con l'obiettivo di creare nuove opportunità formative e professionali per giovani studenti, NEET e persone in cerca di occupazione attraverso percorsi dedicati alle filiere food e green. 

Ciò che rende particolarmente interessante questo modello non è soltanto la dimensione formativa, ma la capacità di mettere in relazione attori diversi attorno a una visione comune di sviluppo territoriale. 

Le Academy non si limitano infatti a trasferire competenze tecniche. Promuovono l'incontro tra educazione, sostenibilità, occupabilità e sviluppo locale, costruendo una rete che coinvolge istituzioni, università, imprese e professionisti. 

In questa prospettiva, Caivano Next Academy può essere letta come un ecosistema territoriale dell'innovazione: un modello nel quale la crescita delle competenze individuali diventa uno strumento per generare capacità collettiva e creare nuove opportunità per il territorio. 

La lettura dell'iniziativa da parte dell'Amministrazione comunale conferma molti degli elementi che la letteratura internazionale individua come fattori chiave dei processi di innovazione territoriale: centralità delle competenze, collaborazione tra attori diversi, creazione di opportunità e costruzione di fiducia nelle nuove generazioni. 

In questo senso, il Sindaco di Caivano Antonio Angelino evidenzia come il valore dell'Academy risieda non soltanto nella formazione, ma nella sua capacità di contribuire a una più ampia visione di sviluppo del territorio: 

"La Caivano Next Academy rappresenta un passaggio importante nel percorso di rigenerazione sociale, educativa ed economica del nostro territorio. 

Per Caivano, investire sui giovani significa investire sul futuro della comunità. Questa iniziativa nasce da una collaborazione istituzionale ampia e qualificata, che vede insieme Università, Governo, Comune, imprese e realtà del territorio, con un obiettivo comune: offrire ai ragazzi strumenti concreti per formarsi, acquisire competenze e costruire nuove prospettive professionali. 

Il valore della Caivano Next Academy sta proprio nella sua concretezza. Non si tratta soltanto di un percorso formativo, ma di un’opportunità per avvicinare i giovani al mondo del lavoro, valorizzare i loro talenti e rafforzare il legame tra formazione, impresa e territorio. 

Esperienze come questa dimostrano che la rigenerazione di una comunità passa anche dalla capacità di creare alleanze, mettere insieme competenze diverse e trasformare le difficoltà in occasioni di crescita. Caivano ha bisogno di opportunità credibili, accessibili e orientate al futuro, e questa Academy va esattamente in questa direzione. 

Crediamo molto in questo progetto, perché può contribuire a restituire fiducia ai giovani e a costruire, insieme, una nuova idea di sviluppo per la nostra città."

Antonio Angelino

Sindaco del Comune di Caivano 

Affrontare la fragilità attraverso la collaborazione: l'esperienza di "Tutte le Strade partono da Roma"

Una logica analoga emerge anche da un'altra esperienza che abbiamo avuto l'opportunità di accompagnare negli anni passati. 

"Tutte le Strade partono da Roma", iniziativa promossa da Gruppo FS insieme a LVenture Group, Elis, ENI Joule e Binario 95, nata dall'esigenza di affrontare il tema dell'emarginazione sociale nelle aree delle stazioni ferroviarie attraverso un percorso di innovazione aperta. 

Il progetto ha coinvolto startup, associazioni, partner industriali, enti del terzo settore e stakeholder pubblici in un percorso articolato di design thinking, call for ideas e accelerazione finalizzato a sviluppare nuove soluzioni per il reinserimento sociale delle persone in condizione di fragilità. 

Le sfide affrontate spaziavano dal reinserimento lavorativo all'accessibilità dei servizi, dall'organizzazione degli spazi di assistenza alla sensibilizzazione della collettività sui temi dell'esclusione sociale. 

Attraverso il coinvolgimento di startup e organizzazioni innovative sono stati sviluppati modelli di housing sociale, percorsi di inserimento lavorativo, servizi di supporto linguistico, progetti di riqualificazione urbana e nuove modalità di assistenza per persone fragili. 

Anche in questo caso il risultato più interessante non risiedeva soltanto nelle singole soluzioni proposte, ma nella capacità di costruire un ecosistema collaborativo attorno a una sfida sociale complessa. 

L'innovazione diventava uno spazio di incontro tra organizzazioni che normalmente operano in ambiti differenti, consentendo di affrontare il problema da prospettive complementari e generare risposte più efficaci. 

 

Innovare dove sembra più difficile 

Le esperienze di Caivano Next Academy e di "Tutte le Strade partono da Roma" mostrano come l'Open Innovation possa assumere una funzione diversa da quella tradizionalmente associata all'innovazione d'impresa. 

 

Non soltanto uno strumento per accelerare processi di ricerca e sviluppo, ma una leva per costruire relazioni, attivare comunità e generare opportunità nei contesti che ne hanno maggiormente bisogno. 

La letteratura più recente sugli ecosistemi dell'innovazione e sulle politiche place-based suggerisce che i territori fragili possano diventare veri e propri laboratori di sperimentazione. Non perché siano privi di problemi, ma perché costringono organizzazioni pubbliche e private a collaborare superando approcci frammentati e logiche settoriali. 

In questi contesti innovare significa innanzitutto creare accesso: 

  • accesso alle competenze; 

  • accesso alle reti; 

  • accesso alle esperienze; 

  • accesso alle opportunità professionali. 

Significa costruire condizioni affinché le persone possano diventare protagoniste del cambiamento e affinché i territori sviluppino nuove capacità di generare valore nel lungo periodo. 

La rigenerazione di un territorio nasce dalla capacità di costruire relazioni.

Una sfida che riguarda il futuro dei territori

Dalle periferie urbane ai Paesi emergenti, passando per le aree interne e i contesti socialmente più vulnerabili, emerge una lezione comune: lo sviluppo nasce dall'incontro tra risorse e relazioni, tra investimenti e capacità di costruire connessioni. 

Le competenze, le infrastrutture e i capitali rappresentano condizioni necessarie, ma è la capacità di metterli a sistema attraverso reti collaborative che consente di generare opportunità durature e impatto reale sui territori. 

Quando imprese, istituzioni, università, organizzazioni sociali e comunità riescono a collaborare attorno a obiettivi condivisi, l'Open Innovation smette di essere soltanto un modello manageriale e diventa una vera infrastruttura di sviluppo. 

Per questo oggi parlare di Open Innovation significa sempre più parlare di ecosistemi, inclusione e capacità collettiva di immaginare nuovi futuri possibili. 

Ed è forse proprio nei territori fragili che questa visione può esprimere il suo potenziale più trasformativo. 

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