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lit, startup del portfolio Zest, ha sviluppato una soluzione proprietaria hardware e software che permette a famiglie e aziende di monitorare, comprendere e ottimizzare i consumi energetici in tempo reale. Grazie alla combinazione tra un dispositivo IoT plug & play e algoritmi di machine learning, la piattaforma trasforma i dati energetici in insight e azioni concrete, aiutando a ridurre sprechi, costi ed emissioni.
Abbiamo investito in lit nel 2023 attraverso il programma di accelerazione Zero, con un primo investimento SAFE, confermando poi la nostra fiducia nella società con un follow-on nel 2025. Fin dal primo incontro siamo rimasti colpiti dalla mentalità imprenditoriale delle founder, dalla loro capacità di apprendere rapidamente e di combinare visione strategica ed execution, qualità fondamentali nelle primissime fasi di vita di una startup.
lit opera in un mercato destinato a diventare sempre più strategico. La transizione energetica, l'elettrificazione e la crescente necessità di ridurre consumi, costi ed emissioni stanno creando una domanda strutturale per tecnologie capaci di trasformare i dati energetici in decisioni operative. In questo scenario, lit si distingue per una tecnologia proprietaria che rende finalmente visibile ciò che normalmente resta nascosto: come, quando e dove viene consumata l'energia.
La storia di questa startup rappresenta perfettamente la nostra tesi di investimento: sostenere founder che affrontano problemi strutturali con tecnologie proprietarie, una forte capacità di execution e un'ambizione internazionale. La firma di un primo contratto multimilionario e il passaggio da una fase di validazione a una di crescita commerciale confermano il percorso costruito in questi anni.
In questa nuova edizione di Meet the Portfolio – Stories Behind the Investment, parliamo con Alessia Lucentini del percorso che l'ha portata, insieme al team, a costruire lit, delle sfide affrontate lungo il cammino e della visione che continua a guidarne la crescita.
lit è nata da un problema reale.
Nel pieno della crisi energetica e della pandemia, vivendo da fuori sede, ci siamo rese conto di non avere alcun controllo sulle bollette né strumenti semplici per capire come ridurre i consumi.
Da lì è nata una domanda: perché monitorare l'energia deve essere così complicato?
Così è nata lit: uno strumento intuitivo, facile da installare e pensato anche per chi non ha competenze tecniche, per aiutare le persone a ridurre sprechi e costi.
2. Quando avete capito che poteva diventare qualcosa di "reale"? Qual è stato il primo segnale concreto che vi ha fatto pensare: "Ok, qui c'è qualcosa"?
Parlando con altre persone abbiamo capito una cosa: non era solo un nostro problema.
La volatilità del mercato energetico stava mettendo sotto pressione famiglie e imprese. È stato allora che abbiamo avuto la conferma: se una soluzione aveva aiutato noi, poteva avere un impatto positivo anche per molte altre persone.
3. Qual è stato il passaggio più delicato nel trasformare l'intuizione in prodotto? Cosa avete dovuto imparare (o disimparare) lungo il percorso?
Costruire un prodotto ti insegna una lezione importante: la velocità, da sola, non basta.
Per creare qualcosa che funzioni davvero servono tempo, ascolto e un processo continuo di iterazione. La sfida più grande è stata portare una tecnologia dalla ricerca al mercato, costruendo al tempo stesso un modello di business sostenibile per tutti gli attori coinvolti: chi produce, chi vende e chi acquista.
Monitorare l'energia dovrebbe essere semplice per tutti.
4. Come avete validato le prime ipotesi di mercato? Cosa vi ha sorpreso di più nel confronto con i primi utenti/clienti?
Avevamo un MVP e poco tempo per validare il mercato. Così abbiamo scelto l'approccio più semplice: landing page, carrello e smoke test.
Le persone acquistavano davvero.
Abbiamo generato circa 90.000 euro di ordini potenziali. Al momento del checkout spiegavamo che la tecnologia non era ancora disponibile e raccoglievamo gli indirizzi e-mail. Quelle persone sono poi diventate i nostri primi beta tester al lancio del prodotto.
5. Se guardate alla vostra evoluzione, qual è stata l'iterazione più importante che ha cambiato direzione alla startup?
Il cambiamento più importante è stato il passaggio da un modello B2C a uno B2B.
All'inizio pensavamo che il nostro cliente fosse il consumatore finale. Poi ci siamo accorte che il problema era ancora più forte dal lato delle aziende.
Da quel pivot il prodotto, la strategia go-to-market e il modello di business sono diventati molto più chiari.
Il pivot da B2C a B2B ha cambiato il nostro futuro.
6. Cosa vi ha convinto a scegliere Zest come partner? Cosa stavate cercando in un investitore?
Cercavamo un partner con un network solido e la capacità di supportarci anche nei round successivi.
Più che un investitore, volevamo qualcuno con cui costruire un percorso di crescita di lungo periodo, non solo un apporto di capitale. Per noi era fondamentale condividere la stessa visione: crescere velocemente, ma in modo sostenibile.
7. In che modo il supporto di Zest è andato oltre il capitale?
Il valore aggiunto è stato il confronto continuo, fatto di feedback onesti e critiche costruttive nei momenti più importanti.
Ci hanno supportato nel fundraising, nell'accesso al network, nella visibilità e nell'execution operativa.
Spesso diciamo che Zest è stato il nostro "quarto founder".
8. Se doveste descrivere in una frase cosa significa "costruire con Zest", cosa direste?
Costruire con Zest significa crescere insieme in modo esponenziale: non solo in termini di capitale, ma anche di competenze, network e sviluppo condiviso.
9. Cosa vi ha ispirato a diventare founder? C'è una persona, un'esperienza o un momento che ha avuto un impatto decisivo?
Per noi diventare founder è stato soprattutto un atto creativo.
La libertà di poter plasmare la realtà, prendere decisioni e accettarne le conseguenze, nel bene e nel male, è ciò che ci ha spinto in questa direzione.
È una grande responsabilità, ma anche il modo più diretto che conosciamo per costruire qualcosa di nostro e generare un impatto concreto.
10. Come gestite il team nei momenti di pressione o incertezza? Qual è il vostro principio guida nella leadership?
Viviamo in un momento storico che cambia velocemente. Quando tutto accelera, torniamo ai nostri valori, che rappresentano il nostro punto di riferimento.
Abbiamo un Culture Deck che definisce il nostro modo di lavorare e di fare leadership.
I principi che ci guidano sono:
Talento e responsabilità: ogni persona ha un impatto reale sul team.
Apprendimento continuo: curiosità e miglioramento costante.
Feedback diretto: comunicazione chiara, senza filtri inutili.
Empatia e collaborazione: creare un ambiente sano, con le persone al centro.
Deliver "wow": costruire prodotti ed esperienze capaci di sorprendere.
11. In un percorso così intenso, cosa vi tiene "grounded"? Abitudini, rituali, passioni, persone chiave...
Ci svegliamo ogni giorno con la consapevolezza di poter avere un impatto positivo sul pianeta. È questo che ci motiva.
Personalmente, tengo un contatore della CO₂ evitata grazie alla nostra soluzione: vedere quel numero crescere ogni giorno rende tangibile l'impatto del nostro lavoro.
Zest è stato il nostro "quarto founder".
12. Qual è il prossimo grande obiettivo per lit?
Aiutare la decarbonizzazione delle PMI italiane, spostando decine di TWh all'anno da consumi passivi verso l'autoconsumo e una gestione intelligente della domanda energetica.
13. Qual è la vostra ambizione più grande?
Diventare il layer tecnologico che rende l'energia verde accessibile, favorendo l'autoconsumo diffuso e riducendo la dipendenza dalla rete elettrica tradizionale.
14. Se poteste lasciare un messaggio ad altri founder che stanno iniziando oggi, quale sarebbe?
Partite costruendo qualcosa di realmente utile.
Se non risolve un problema concreto, difficilmente funzionerà.
15. Se poteste incontrare una persona del mondo dell'imprenditoria (del presente o del passato), chi scegliereste e quale sarebbe la prima domanda che gli/le fareste?
Sceglierei Maria Bellisario.
Le chiederei: "C'è una scelta difficile di cui oggi sei grata, anche se allora sembrava impossibile? Come si capisce quando vale davvero la pena andare fino in fondo?"
16. Se non aveste intrapreso questo percorso imprenditoriale, che strada avreste seguito — e perché?
Probabilmente lavorerei in un fondo di investimento.
All'innovazione non rinuncerei comunque: la osserverei semplicemente da un'altra prospettiva.