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Ticketoo, startup del Portfolio Zest, è una piattaforma che punta a trasformare il mercato del secondary ticketing — che comprende concerti, eventi sportivi e spettacoli — rendendo la rivendita dei biglietti più equa e sicura per tutti. Il marketplace consente infatti agli utenti di rivendere i propri biglietti a prezzi controllati, grazie a una tecnologia antifrode proprietaria che verifica l’autenticità dei ticket e garantisce la tracciabilità delle transazioni.
Abbiamo investito nella società a dicembre 2022 con un primo investimento diretto, seguito da un follow-on nel corso dell’anno successivo. Fin dall’inizio abbiamo visto in Ticketoo il potenziale per introdurre un nuovo modello di rivendita dei biglietti, capace di contrastare fenomeni come il bagarinaggio e la speculazione nel mercato secondario.
Ticketoo rappresenta anche un esempio interessante di crescita all’interno dell’ecosistema Zest: il team, molto giovane quando lo abbiamo incontrato per la prima volta, ha sviluppato la piattaforma concentrandosi sul prodotto e sulla costruzione della propria community, raggiungendo oggi oltre 500.000 utenti registrati e una crescita significativa anno dopo anno.
In questa prima edizione di Meet the Portfolio – Stories Behind the Investment, parliamo con Simone Serani, CEO e Co-Founder di Ticketoo della nascita della piattaforma, del percorso che li ha portati a costruire la startup e della visione che guida la loro crescita.
1. Come è nata l’idea di Ticketoo?
C’è stato un momento preciso o un’esperienza personale/professionale che ha acceso la scintilla?
Sì, nasce anche da un problema molto personale.
Mi è capitato più volte di dover rivendere un biglietto e ogni volta era un incubo: gruppi Facebook poco affidabili, trattative infinite, rischio truffe. L’ultima volta dovevo andare a un concerto con la mia ragazza dell’epoca… che nel frattempo era diventata ex. Quindi, oltre alla rottura, dovevo anche rivendere due biglietti. Non proprio il massimo (ride).
Da lì mi sono chiesto: possibile che nel 2022 rivendere un biglietto sia ancora così complicato e rischioso?
Abbiamo analizzato il problema in modo serio, validato il bisogno con i fan, partecipato a un programma di incubazione per idee innovative e poi ho fondato Ticketoo insieme al mio co-founder. Non è nata da un’illuminazione romantica, ma da un problema reale vissuto sulla pelle.
2. Quando avete capito che poteva diventare qualcosa di “reale”?
Qual è stato il primo segnale concreto che vi ha fatto pensare: ok, qui c’è qualcosa?
Il nostro primo MVP non è stato un prodotto tecnologico, ma un semplice gruppo Facebook. In pochi mesi, senza alcuna infrastruttura, abbiamo raggiunto oltre 50.000 membri attivi: persone che cercavano e scambiavano biglietti ogni giorno.
Quello è stato il primo segnale chiaro: il problema era reale, sentito e già presente — mancava solo una soluzione strutturata. Da lì è cambiato tutto.
Abbiamo iniziato a costruire la prima piattaforma e a investire seriamente tempo ed energie, trasformando quella dinamica spontanea in un vero marketplace.
3. Qual è stato il passaggio più delicato nel trasformare l’intuizione in prodotto?
Cosa avete dovuto imparare (o disimparare) lungo il percorso?
Il passaggio più delicato è stato imparare a tradurre i feedback degli utenti in prodotto reale.
All’inizio è naturale partire dalle proprie intuizioni, ma abbiamo capito presto che costruire sulla base delle nostre assumption non era sufficiente. Dovevamo spostare il focus completamente sugli utenti: capire i loro bisogni reali e lasciare che fossero quelli a guidare le scelte di prodotto.
Questo ha reso la crescita inizialmente più lenta, perché richiede ascolto, iterazione e pazienza.
Ma è stato anche ciò che ci ha permesso di costruire un prodotto davvero su misura, che funzionasse nel concreto.
Se dovessimo sintetizzarlo in una cosa sola: abbiamo dovuto imparare ad ascoltare.
Il nostro primo MVP non è stato un prodotto tecnologico, ma un semplice gruppo Facebook.
4. Come avete validato le prime ipotesi di mercato?
Cosa vi ha sorpreso di più nel confronto con i primi utenti/clienti?
Abbiamo validato le prime ipotesi partendo da un gruppo Facebook, costruendo una community di persone che vivevano direttamente il problema che volevamo risolvere.
La cosa che ci ha sorpreso di più è stata vedere che, anche quando abbiamo lanciato la prima versione del sito — oggettivamente ancora molto acerba — le persone compravano e vendevano biglietti.
Questo ci ha fatto capire una cosa fondamentale: il bisogno era molto più forte della qualità iniziale del prodotto.
In quel momento abbiamo realizzato quanto fosse vero quello che dice Reid Hoffman:
“Se non sei imbarazzato dalla prima versione del tuo prodotto, hai lanciato troppo tardi.”
E per noi è stato esattamente così.
5. Se guardate alla vostra evoluzione, qual è stata l’iterazione più importante che ha cambiato direzione alla startup?
L’iterazione più importante non è stata tanto di prodotto, ma di mindset.
Il vero cambio di passo è arrivato nel momento in cui abbiamo deciso di dedicarci a Ticketoo a tempo pieno. Fino a quel punto era ancora, in parte, un progetto — qualcosa che cresceva, ma senza un commitment totale.
Quando abbiamo iniziato a investirci tutto il nostro tempo, sia operativo che professionale, è cambiata completamente la prospettiva.
Non stavamo più costruendo una presentazione o testando un’idea: stavamo costruendo un’azienda.
È lì che Ticketoo ha fatto il salto, passando da progetto a qualcosa di concreto, con una direzione chiara e ambizioni molto più grandi.
6. Cosa vi ha convinto a scegliere Zest come partner?
Cosa stavate cercando in un investitore?
All’inizio del percorso, trovare qualcuno che creda davvero nell’idea — ma soprattutto nelle persone — fa una differenza enorme.
Zest è stato quel partner: ha creduto in noi quando eravamo ancora all’inizio e ha deciso di investire non solo nel progetto, ma anche nel team.
È stato il primo vero segnale che Ticketoo poteva diventare qualcosa di concreto.
In un certo senso, è stato ciò che ha acceso la scintilla e ci ha permesso di fare il primo salto, trasformando un’idea in qualcosa di reale.
Quello che cercavamo in un investitore era proprio questo: qualcuno che vedesse il potenziale prima che fosse evidente a tutti e che fosse disposto a costruire insieme a noi fin dall’inizio.
7. In che modo il supporto di Zest è andato oltre il capitale?
All’inizio non devi far crescere solo il prodotto, ma anche te stesso come founder. E tante cose, semplicemente, non le sai ancora fare.
In questo, il supporto di Zest è stato fondamentale. Il confronto continuo con il loro network — altri founder del portfolio, mentor, persone con più esperienza — ha fatto davvero la differenza.
Ti permette di evitare errori, di vedere le cose con più prospettiva e di crescere molto più velocemente, sia a livello personale che professionale.
8. Se doveste descrivere in una frase cosa significa “costruire con Zest”, cosa direste?
Costruire con Zest significa crescere più velocemente, sapendo di avere sempre qualcuno con cui confrontarti nei momenti che contano.
Il supporto di Zest è stato fondamentale. Il confronto continuo con il loro network — altri founder del portfolio, mentor, persone con più esperienza — ha fatto davvero la differenza.
9. Cosa vi ha ispirato a diventare founder?
L’idea di costruire qualcosa di mio mi ha sempre affascinato.
C’è una componente di adrenalina nel porsi obiettivi ambiziosi e nel cercare di raggiungerli, insieme a una forte competitività che mi porto dietro dal mio passato nello sport.
Allo stesso tempo, per il mio co-founder Andrea, la spinta è sempre stata la passione per la tecnologia e per la costruzione di prodotti.
Le nostre esperienze lavorative in aziende tech hanno avuto un ruolo importante: ci hanno dato metodo, visione e un primo contatto concreto con dinamiche di prodotto e crescita, facendoci capire cosa significa costruire qualcosa che scala.
Il momento decisivo è stato un corso universitario: è lì che ci siamo incontrati e dove, per la prima volta, queste due dimensioni — ambizione, tecnologia ed esperienza — si sono allineate.
Da quel momento, l’idea di costruire qualcosa insieme è diventata concreta.
10. Come gestite il team nei momenti di pressione o incertezza?
Siamo costantemente sotto pressione ed è qualcosa che stiamo ancora imparando a gestire. Non è immediato: guidare un team è una responsabilità che si costruisce nel tempo, soprattutto in un contesto come quello di una startup.
Partiamo da un principio semplice: stiamo tutti imparando. Ognuno nel proprio ruolo.
Sappiamo che ci saranno errori — ed è qualcosa che accettiamo come parte del percorso.
Cerchiamo di prendere decisioni il più possibile data-driven, mantenendo sempre un alto livello di apertura al dialogo all’interno del team. Allo stesso tempo, ci confrontiamo spesso anche con figure esterne — come membri del CDA e investitori — per avere prospettive diverse e più esperienza su cui fare leva.
11. In un percorso così intenso, cosa vi tiene “grounded”?
Sicuramente il fatto di vederci ogni giorno in ufficio e lavorare insieme, mettendo tutti il massimo.
Abbiamo obiettivi chiari e condivisi, e ogni giorno lavoriamo per raggiungerli — non come singoli, ma come team. Questo fa una grande differenza.
Siamo un gruppo molto affiatato e questa coesione ci aiuta a rimanere concentrati anche nei momenti più intensi.
Partiamo da un principio semplice: stiamo tutti imparando. Ognuno nel proprio ruolo.
Sappiamo che ci saranno errori — ed è qualcosa che accettiamo come parte del percorso.
12. Qual è il prossimo grande obiettivo per Ticketoo?
Il prossimo grande obiettivo è diventare una piattaforma internazionale e affermarci come uno dei principali punti di riferimento in Europa per la compravendita di biglietti.
Vogliamo costruire un marketplace che renda lo scambio di biglietti più etico, trasparente e accessibile, aiutando migliaia di fan a vivere gli eventi senza le frizioni e i rischi che oggi caratterizzano il mercato secondario.
13. Qual è la vostra ambizione più grande?
La nostra ambizione è costruire una realtà solida e di impatto nel mercato europeo, capace di diventare un punto di riferimento per milioni di utenti.
Vogliamo creare un prodotto che funzioni davvero, che risolva un problema concreto e che possa scalare nel tempo. Se riusciremo in questo, anche un’eventuale exit diventerà una naturale conseguenza del valore costruito.
14. Se poteste lasciare un messaggio ad altri founder che stanno iniziando oggi, quale sarebbe?
Partite il prima possibile, anche quando il prodotto non è perfetto.
È facile rimanere bloccati nelle idee o nelle aspettative, ma la verità è che si impara molto di più parlando con gli utenti e mettendo qualcosa di reale sul mercato.
Accettate che ci saranno errori, momenti di incertezza e fasi in cui tutto sembra andare più lento del previsto — fa parte del percorso.
15. Se poteste incontrare una persona del mondo dell’imprenditoria, chi scegliereste e quale sarebbe la prima domanda?
Probabilmente Steve Jobs. Più che per quello che ha costruito, per come ha pensato prodotti e visione.
Gli chiederei una cosa molto semplice:
“Quali sono i tre errori da cui hai imparato di più?”
16. Se non aveste intrapreso questo percorso imprenditoriale, che strada avreste seguito — e perché?
Onestamente, ho sempre pensato di voler fare l’imprenditore.
Non è stata una scelta tra tante alternative, ma qualcosa che ho sempre avuto chiaro dentro. Per questo faccio fatica a immaginarmi in un percorso diverso.
Probabilmente avrei comunque cercato un contesto in cui costruire, creare e avere impatto — ma l’idea di fare impresa è sempre stata la direzione più naturale.
A cura di Costanza Marafioti, Digital Media Manager di Zest